26 marzo 2008
Chiuso l’istituto nato per supportare il settore e diventato un carrozzone politico
Chiuso l’istituto nato per supportare il settore e diventato un carrozzone politico
Gli artigiani dopo 50 anni perdono l’Isola
L’alternativa dovrebbe essere Sardegna Promozione, ma è ancora solo sulla carta.SASSARI. Ieri, giorno dell’Annunciazione, l’Isola ha ufficialmente chiuso i battenti. Tirerà avanti ancora per qualche settimana, giusto il tempo per definire alcuni «aggiustamenti», il trasferimento in altri uffici dei 32 dipendenti, (25 sono a Cagliari, 5 a Sassari, 2 a Nuoro), la definizione di alcuni contenziosi (al Tribunale del lavoro e davanti al Tar), ma l’istituto, nato con lo scopo di organizzare e promuovere il lavoro artigiano di fatto ha spento le luci.
Addio al cavallino stilizzato simbolo degli artigiani artisti che dagli anni Cinquanta in poi hanno firmato così i loro pezzi? Addio al riuscitissimo logo I.S.O.L.A.? Forse. Di sicuro c’è che Terra madre di Gavino Sanna, che avrebbe dovuto sostituirlo, si è infranto quando si è concluso l’idillio tra la Regione e il pubblicitario e che il patrimonio dell’ente finirà venduto o ceduto ai Comuni o ad altri enti che ne faranno richiesta. Da oggi quindi gli artigiani avranno da arrabattarsi per tenere testa agli importatori di falsi: falsi tappeti, false ceramiche, false tessiture perchè i centri di vendita avevano il pregio di essere una vetrina blindata per loro e per gli acquirenti.
Secondo il progetto della Regione, gli artigiani dovrebbe trovare rifugio sotto l’ombrello di Promozione Sardegna insieme agli industriali e ai produttori di alimentari, di cui si conosce l’istituzione, ma che fino ad oggi non ha fatto parlare di sè se non quando il primo direttore è decaduto perchè i suoi requisiti non rispondevano a quelli richiesti e anzichè assumere il secondo classificato è stato pubblicato un altro bando. Nel frattempo l’incarico è stato affidato ad interim al direttore generale del Turismo, Aldo Pili al quale naturalmente non sono stati affiancati i due manager previsti sulla carta. Quindi per ora non è stato promosso nulla.
Che il governatore avrebbe tirato il freno al carrozzone gli artigiani l’hanno capito poco dopo la sua vittoria. L’occasione è stata un’edizione del Macef a Milano, quando Soru non si fermò difronte allo stand dell’Isola e tirò dritto verso Sardegnalab, un progetto firmato Imago Mundi con 12 artigiane della ceramica e della cestineria. Pochi giorni dopo 130 colleghi si incontrarono a Oristano per discuterne. Finì con l’incarico per una visura camerale alla Cna: sette non risultavano in regola. Immediata scattò la richiesta di un incontro con il governatore che aveva finanziato il progetto. Chiedevano che gli venisse offerta l’occasione di dimostrare con la stessa visibilità quanto di eccellente sul piano della qualità, delle tecniche, della ricerca produce in Sardegna chi fa parte anche dell’Isola, e quanto sia importante un ente di controllo.
Un’opportunità che avranno, ma con la prossima biennale. Il bando, prorogato ad aprile 2009, poco prima del voto regionale, prevede un milione e 200 mila euro per chi si aggiudicherà l’organizzazione e la presentazione di 150 progetti inediti. Ma proprio il bando è la cartina di tornasole del nuovo corso: il primo requisito per concorrere è la presentazione di progetti che portino alla produzione su larga scala. Parteciperanno i designer che i vincitori del bando sceglieranno, sardi e no. Le royalty apparterranno alla Regione con buona pace per gli artigiani-esecutori.
Ma le cestinaie, le tessitrici, gli orafi non amano la globalizzazione e da sempre rivendicano la loro nicchia, l’unicità delle creazioni anche se rivisitate, rese più attuali con supporti tecnici e innovazioni, quegli aiuti che sarebbero dovuti arrivare dall’Isola, ma che dopo Eugenio Tavolara e Mauro Manca sono mancati completamente per decenni. L’ente, di fatto, per 50 anni è stato sempre più funzionale al Palazzo, serbatoio di poteri politici di ogni bandiera dove la massoneria ha fatto spesso incursione, un istituto che si preoccupava di acquistare immobili a prezzi decuplicati rispetto al loro valore come oggi si vede negli allegati del piano di dismissione e che investiva in appartamenti locati, oggi, a 400 euro annui in pieno centro.
E i dipendenti dell’ente non hanno fatto di meglio, condizionati il più delle volte dall’alto, hanno gestito le botteghe senza sfruttarne le reali potenzialità, e con un approccio stanco mentre sistematicamente gli artigiani chiedevano un intervento che riportasse l’istituto ai suoi compiti statutari. Fino all’ultimo momento hanno sollecitato figure al di sopra delle parti, preparate e credibili, in grado di amministrare il settore in modo competente e strategico. Ma questo non è accaduto. A spingere non erano pochi, se un’indagine dell’Ipre commissionata proprio dall’Isola nell ’86 diceva che le imprese di artigiani artisti erano 103, 28 le cooperative e 4-5mila gli occupati che poi sono andati sparendo insieme a un patrimonio di sapere, di cultura, di tradizione.
La prossima Biennale, simbolo del futuro non si terrà nella «loro casa», il Padiglione Tavolara, al centro di Sassari, ma al Maseddu, in corso Pascoli a Monte Rosello. Con ampia pubblicità, nei mesi scorsi, infatti è stato presentato e supportato da un libro il progetto per le «indagini preliminari ai lavori di restauro» della sede dell’artigianato che diventerà un museo d’arte contemporanea. L’assessore Mongiu disse «sarà una bella operazione culturale». Accanto a lei il sindaco Ganau. L’anno scorso sembrava che per rattoppare il tetto che faceva acqua sarebbero bastati 10.000 euro, così prevedeva la ditta Angius, invece la Regione ne ha già stanziati 3.465.000. Gli artigiani sono stati sfrattati dall’Isola che non c’era.
Fonte: La nuova Sardegna


